Le Pillole di Sergio

Pillola N° 16/18: FINO IN FONDO...

2/5/2018 ...pillola del Martedì di Mercoledì, questa volta cerchiamo di stupirvi così...  
Buona Lettura!  

Domenica 22 Aprile si è finalmente aperta la stagione di Triathlon, dopo un inverno di allenamenti è arrivata finalmente la sirena dello start.
Per me è stato l'esordio nel triathlon olimpico, prima avevo solo partecipato a gare no draft di cui solo una su distanza olimpica.
Durante l'inverno con Mauro e Lorenza ci siamo concentrati moltissimo sul rendere la mia nuotata più efficiente e prestativa e sull'imparare a correre dopo la bici, non posso negare che abbiamo fatto un ottimo lavoro e non vi nascondo che i valori registrati negli allenamenti erano ben migliori di quanto avrei potuto solo pensare un anno fa.
Tuttavia si sa, nello sport come nella vita, l'imprevisto che cambia completamente le carte in tavola è sempre in agguato.
Forte del lavoro fatto con Mauro per la prima volta, sono arrivato allo start molto più rilassato del solito, ero consapevole di aver migliorato molto la mia nuotata e questa consapevolezza unita al potersi mettere in scia durante la bicicletta mi ha reso molto tranquillo nei confronti della gara.
Così assieme agli altri mi sono buttato in acqua e portato sulla linea di partenza, giusto il tempo di due bracciate di riscaldamento ed è arrivato lo start, sono partito molto bene...per la prima volta dal 2015 ero completamente a mio agio in acqua, ho trovato subito il mio spazio, ho ingranato la cadenza di bracciata provata in allenamento e nonostante il sole in faccia riuscivo a vedere tranquillamente le boe direzionali, praticamente un sogno ad occhi aperti.
Ma l'imperativo nel triathlon è l'imprevisto e questa gara me ne ha regalati diversi.
Arrivato alla Boa di virata son cominciati i casini, appena mi son messo sulla via del ritorno ho perso completamente l'orientamento, di conseguenza tutta la mia fluidità e il mio passo da sogno se ne sono andati per rane come le mie traiettorie.
Sono arrivato con tre minuti di ritardo sulle mie previsioni, un'eternità, fortunatamente uscendo dall'acqua ho trovato subito le gambe belle reattive e sono riuscito a correre rapidamente alla bici, cosa per altro abbastanza prevedibile visto che ho passato più tempo a guardare dove mi trovavo che a nuotare.
Il cambio con mia immensa soddisfazione è stato veloce e preciso, sono saltato in bici e i piedi sono entrati nelle scarpette in automatico, giù due denti del pignone e mi sono buttato nella frazione che mi da più gusto.
Avere la possibilità di sfruttare la scia è un vero godimento, hai un dispendio energetico nettamente inferiore, puoi rilassare molto di più la testa e le gambe oltre ad idratarti e alimentarti con molta più serenità.
La frazione bici mi ha molto divertito, ho avuto la compagnia di altri quattro atleti con cui ci siamo alternati regolarmente nei cambi e la parziale delusione di chi sta a ruota a scroccare passaggi senza mai provare nemmeno a contribuire all'azione.
Mi stavo veramente divertendo, nel circuito c'era un bel pezzo guidato e dei lunghi rettilinei su cui fare buone velocità, fino a metà dell'ultimo giro, dove in un giro di boa grazie a qualche complicità ho deciso di misurare l'asfalto e testarne la qualità.
Devo dire che è veramente di ottima fattura, nonostante non abbia un grip ottimale sui copertoncini, vi garantisco che la pelle ci rimane attaccata che è un piacere.
Ho cercato di rialzarmi subito, appurato che gli arti funzionavano, ho controllato la bici, che sfortunatamente ha avuto la peggio...leva sinistra completamente sradicata.
Dopo qualche breve e colorita imprecazione, ho deciso di sganciare il freno anteriore che bloccava la ruota e tornare in zona cambio il più rapidamente possibile nonostante la catena bloccata sul 39.
D'altra parte uno degli obiettivi era testare la corsa dopo la bici, quindi le chiacchiere stavano a zero.
Arrivato in zona cambio ho mollato li la bici assieme al cervello, ho infilato le scarpe da corsa e son partito carico di nervoso con l'idea di saltare o correre forte.
Mi scuso con chi ha dovuto subirsi la visione della mia chiappa sinistra scuoiata e all'aria fare su e giù dall'idroscalo.
La corsa è andata bene a parte qualche cattiva sensazioni tra il km 5 e il 6, le gambe hanno funzionato e alla fine mi hanno portato a un terzo posto di categoria.
Questa prima gara su distanza Olimpica è stata oggettivamente pessima, probabilmente l'unica cosa che non ho sbagliato sono stati i cambi.
Per questo motivo è stata una delle gare di triathlon più utili che io abbia fatto da quando ho iniziato a praticare questo fantastico sport.
Mi ha dato un sacco di spunti di riflessione, ho capito per esempio che per avere una buona prestazione è meglio restare in piedi in bici e correre con tutta la pelle sul corpo.
Scherzi a parte, mi ha aiutato a capire che è inutile avere una buona nuotata se poi non riesco a mantenere una traiettoria adeguata, ho capito che il rilassarsi troppo può essere utile ai fini del risparmio energetico ma renderti meno reattivo nel gestire alcune situazioni di pericolo.
Soprattutto mi ha confermato che per quanto tu possa pianificare ci sarà sempre qualcosa che in un secondo cambia tutte le pedine sulla scacchiera, la differenza sta nell'essere in grado di reagire a tutti gli imprevisti senza demoralizzarsi.
Spesso tendiamo ad aver paura di sbagliare o di confrontarci con nuove esperienze, ma gli errori non sono altro che le esperienze su cui andiamo a costruire i nostri successi futuri.

Sergio Viganò


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