Le Pillole di Sergio

Pillola N° 23/18: CUORE E GAMBE

22/6/2018 ...essere, o non essere, questo è il problema: se sia più nobile soffrire...  
Buona Lettura!  

Il mio viaggio nello sport è sempre stato fortemente influenzato dai miei studi.
Ho sempre cercato di applicare tutto quello che imparavo sull'organismo umano e sul suo funzionamento per ottimizzare le mie giornate e i miei allenamenti.
D'altra parte non si scappa, la fisiologia è cosa abbastanza nota e anche il funzionamento dei muscoli.
Leggendo i libri sembra sempre facile, una ricetta lineare per la prestazione che richiede solo pazienza e continuità.
Però nonostante l'impegno e l'ascetismo mi mancava sempre qualcosa, non riuscivo a trovare una giusta ricompensa prestazionale paragonata ai miei sforzi.
L'aspetto mentale, come noto, è di forte impatto sulla nostra performance, ma su come allenarlo, sfortunatamente, non c'è niente di scientificamente dimostrabile e riproducibile.
Inizialmente ho fatto quello che fanno tutti, video e discorsi motivazionali, canzoni belle ritmate e tutte queste cose che ci mettono nello stato mentale di "posso spaccare il mondo".
Indovinate? Niente ha funzionato, al mondiale mi si sono spente le gambe, come in altre situazioni.
Eppure vi assicuro che ero veramente convinto di tenere duro, cercavo di seguire tutti quei consigli tanto alla moda che c'impongono di portare il risultato a casa con il sangue e con i denti, di amare il dolore, di spingersi oltre ai propri limiti ...ma il mio corpo e le mie gambe a un certo punto mi rispondevano picche, magari venivano fuori dei risultati anche divertenti, ma io dentro di me sentivo che qualcosa non girava, il dolore si può sopportare ma non puoi ignorarlo per sempre.
Prima o poi ti si presenta il conto e ad esempio le tue gambe possono decidere di fermarsi proprio sulle colline del Tennessee.
Io ci ho pensato parecchio a come correggere quest'aspetto, e alla fine non mi sono dato una risposta più che altro qualcuno o qualcosa, mosso a pietà, me l'ha donata.
Ho fatto l'errore di separare la mia vita sportiva dalla mia vita, mi approcciavo alla mia persona come se fossi affetto da disturbo della personalità, cercavo di buttare nel calderone sportivo tutto quello che non mi andava, come se la frustrazione o l'insoddisfazione potessero essere un buon combustibile per le mie gambe.
In realtà i nostri problemi e le nostre insicurezze alla lunga diventano macigni che ci appesantiscono, la fatica e il martirio non risolvono nulla, ovattano solo per qualche ora quello che non possiamo ignorare.
In una sera di marzo sotto una lieve pioggerellina fondamentalmente ho capito che lo sport non può essere né faticoso né doloroso, avevo appena finito un allenamento di nuoto abbastanza pesante e uscito dalla piscina, nel parcheggio, mi son detto che la fatica e i dolori muscolari che avevo sentito non erano parte del mio allenamento ma di quello che c'era oltre.
Tornato a casa, ho guardato per la prima volta il mio problema sportivo fuori dal campo gara e ho capito che fondamentalmente è vero che ci si trova a scegliere tra una strada facile e una strada giusta, ovviamente quella giusta non è mai facile.
Stasera a distanza di 3 mesi da quella sera di marzo, ora che il caldo e il sudore hanno rubato la scena alla pioggia fine, le mie gambe e il mio cuore sono leggeri ...sempre.
Per me la soluzione è stata risolvere tutto quello che non era sport, capire quale fosse la strada giusta e seguirla con determinazione senza dare importanza agli scossoni che ne sarebbero scaturiti.
La fatica nello sport purtroppo esiste ma per quanto mi riguarda per sconfiggerla non si può puntare sulla capacità di soffrire ma solo in quella di essere felici.
Quando le gambe sono stanche, un sorriso, uno sguardo, una canzone cantata da chi riesce a farvi vibrare l'anima vi permetterà di accelerare e far sparire la fatica.
Troppo spesso colpevolizziamo solo i nostri allenamenti per le nostre insoddisfazioni sportive, ma non dobbiamo dimenticare che tante cose possono influenzarci e cambiare prospettiva è sempre un valido modo per trovare una soluzione.
Non so se è l'aria d'estate o la playlist di Vasco che rimbalza da "E..." a "come nelle favole", ma ci tenevo a condividere con voi questa riflessione, dopo i tecnicismi sulle ripetute, ho trovato giusto parlarvi di come ho risolto il mio muro mentale nella speranza che possa essere utile anche ad alcuni di voi.
Per quanto non mi piaccia ammetterlo, nonostante la scienza e i numeri siano una gran sicurezza, in alcuni casi determinanti bisogna aver fiducia nelle proprie sensazioni e lanciarsi.
Non cercate il miglioramento nella fatica, trovatelo nella felicità, d'altra parte non possiamo ignorare che quello che porta il sangue alle nostre gambe è il nostro cuore.

Sergio Viganò


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