Le Pillole di Sergio

Pillola N° 24/18: THE SKY IS THE LIMIT

3/7/2018 ...sempre più in alto!!! Pillola del Martedì ad ampio respiro...  
Buona Lettura!  

L'altitudine nell'allenamento ha sempre il suo fascino.
Le cime montuose e l'aria rarefatta conferiscono alla preparazione un fascino speciale, un sapore d'impresa.
Ho passato quest'ultima settimana a Livigno per staccare un po dalla frenesia della città e per fuggire dal caldo che cominciava a essere troppo insistente.
Purtroppo ho potuto passarci solo 7 giorni, decisamente pochi per indurre un aumento del mio ematocrito (numero dei globuli rossi nel sangue), ma ho potuto apprezzare tutti i vantaggi che le mie amate montagne possono offrire.
Sicuramente lavorare in montagna consente di fare dei lavori in bici che è impossibile fare in pianura, le numerose e lunghe salite consentono di fare dei lavori di forza di diversa tipologia, aiutandoci ad aumentare la nostra forza pura e ad imparare gestire lo sforzo attraverso la variazione dell'agilità di pedalata.
In particolare avendo a disposizione salite infinite come quella del passo dello Stelvio, ho potuto alternare lavori di SFR (salite forza resistenza) ovvero una tipologia di allenamento che impone un rapporto lungo e di conseguenza una cadenza di pedalata bassa a lavori di recupero agile con cadenze molto elevate, in questo modo ho potuto fare dei potenziamenti molto validi con delle fasi di recupero attivo interessanti, dove ho potuto migliorare la mia efficienza di pedalata.
Non è mancata qualche sgasata di pura ignoranza che fa sempre bene, anche se sopra i 2000 è facile andare in fretta fuori giri.
Ad alta quota, in particolare nella corsa, ho potuto apprezzare un altro vantaggio dell'aria rarefatta, ovvero l'obbligo di lavorare con molta attenzione sulla respirazione e sull'efficienza del gesto tecnico.
Spesso il beneficio del lavoro in altitudine è valutato solo in base all'aumento della conta dei nostri globuli rossi, in realtà nell'immediato la carenza d'ossigeno c'impone una ottimizzazione esasperata della nostra respirazione e della nostra tecnica, in modo da ridurre il più possibile gli sprechi.
A parer mio quest'aspetto può risultare anche più utile del tanto famigerato ematocrito, avere un accentuazione così importante dell'affaticamento legato ai miei errori ed essere obbligati a restare molto concentrati sulla nostra respirazione ci regala la possibilità di correggere rapidamente errori che probabilmente in pianura non avremmo mai notato.
Ultimo ma non meno importante il sonno, con le temperature e il silenzio della montagna si ha un sonno di tutt'altro livello, che oltre a essere universalmente piacevole, ci permette di recuperare al meglio i lavori fatti durante la giornata e di affrontare il giorno successivo con le pile belle cariche.
Io non vedo l'ora di ripartire in direzione Sestriere il 22 Luglio, spero di trovare anche voi.

Sergio Viganò


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