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Se ce l'abbiamo fatta noi...

Questa settimana il focus della nostra rubrica è sul triathlon. Antonio “Totò” Bottillo e Andrea Biagini, tesserati VPG sezione triathlon, hanno portato a termine, a una settimana l’uno dall’altro il loro primo mezzo Ironman, quello che viene chiamato 70.3 o triathlon medio. Totò ad Aix, in Francia, mentre Andrea a Riccione. In questa intervista doppia stile “Iene” ci facciamo raccontare le loro impressioni.

 

Mi racconti come è andato il tuo primo Ironman 70.3?

Totò: Ero arrivato ad Aix con una idea in testa, siglare un tempo finale di circa otto ore. Non avevo calcolato però la giornata fredda e ventosa, che mi ha penalizzato molto. Ho terminato la prima frazione, quella di nuoto, con un tempo molto prossimo alla squalifica, riuscendo a restare nella gara per il rotto della cuffia. Anche la frazione in bicicletta è stata molto condizionata dal vento, nonostante in questa disciplina me la cavi molto meglio, ho sofferto il vento laterale, anche se alla fine sono riuscito a chiudere con un tempo più basso rispetto a quello che avevo preventivato. All’inizio dell’ultima frazione, quella di corsa, mi sentivo Robocop, mi ero molto irrigidito sulle spalle, e mi chiedevo come avrei fatto a portare a termine ventuno chilometri. Magicamente la corsa ha invece sciolto i miei muscoli, e così sono riuscito a guadagnare ulteriormente terreno sul tempo che complessivo che mi ero prefissato, che è stato di poco superiore alle sette ore. Davvero un successo per me.

Andrea: La settimana precedente è stato un delirio, perché le previsioni del tempo per la domenica prevedevano una sorta di apocalisse meteorologica. Le preoccupazioni maggiori riguardavano la prima frazione, quella di nuoto, ma il giorno della gara il mare era abbastanza tranquillo, per fortuna. Pronti via, ho cercato di restare nelle retrovie e di nuotare al mio ritmo senza troppe difficoltà, invece probabilmente non ero abbastanza indietro, così mi sono ritrovato in mezzo alla bagarre. Dopo duecento metri ho preferito rimanere a galla, respirare e lasciar passare il grosso dei partecipanti. Senza più atleti attorno a me sono riuscito a chiudere la frazione al mio ritmo. Inizio quindi la frazione in bici, avevo deciso di non spremere al massimo le mie energie, anche perché dopo novanta chilometri sui pedali mi aspettava una mezza maratona. A metà della seconda frazione poi ha cominciato a piovere, così ho affrontato le discese in modo prudente. Infine c’è stata la corsa, che è stata un po’ noiosa a causa del percorso da ripete pù volte, andata e ritorno. Negli ultimi Km ho alternato corsa e camminata; anche se fisicamente avrei potuto correre per tutta la durata della frazione, mentalmente avevo raggiunto il limite. Ho chiuso con un  finale di circa 6h50’.

Per quanto tempo ti sei preparato?

Totò: Ci sono voluti circa sei mesi di preparazione. Tu mi conosci, sai che sono un fanatico, ho un programma che prevede allenamenti per sei giorni la settimana. In più ho corso la Boston Marathon nel frattempo, che non era preventivata. Se il mio coach lo sapesse mi ucciderebbe. Anche se credo che alla fine mi abbia aiutato, quantomeno ad allenare la resistenza e la concentrazione.

Andrea: Questa è a nota dolente. Vuoi sapere la verità? Se sono riuscito ad arrivare al traguardo io, ce la possono fare tutti, perché di fatto non ho seguito una preparazione specifica. La mia settimana era composto da due lezione di nuoto, due lezioni di arti marziali (!) e la corsa quando trovavo il tempo, una o (nelle settiane fortunate) due volte. La bicicletta l’ho tirata fuori un paio di mesì fa e sono riuscito a fare solo poche uscite che prevedevano qualche salita, ma in generale come puoi constatare, nulla di specifico.

Quando e perché hai deciso di cimentarti nel triathlon?

Totò: Circa tre anni fa comprai una bici da corsa, ma l’amore non fu a prima vista. Dopo qualche uscita poco felice, la abbandonai in cantina. Un anno dopo, non so come, mi venne voglia di provare nuovamente a montare in sella, questa volta con risultati migliori. Da lì non ho più smesso, ho corso alcune granfondo e successivamente ho deciso di provare con il triathlon. Se la bici è diventata il mio sport preferito e nella corsa continuo a cavarmela, la mia preoccupazione era il nuoto. Nonostante questo ho deciso di buttarmi, un po’ come faccio in tutte le cose della vita, e ho avuto ragione.

Andrea: Ho cominciato per fare dello sport insieme a mia moglie, perché lei è sempre stata affascinata dal triathlon. Da giovane era una nuotatrice, poi quando mi ha conosciuto ha cominciato a correre con me. Poi ha deciso di comprare la bici da corsa e di cimentarsi nel triathlon, e questa volta ho deciso di seguirla io.

Pensi che riuscirai mai a correre un Ironman completo?

Totò: Mi piacerebbe, il tarlo c’è, ma ho due problemi. Il primo purtroppo è l’età, tra qualche mese compirò cinquantanove anni. Il secondo è il nuoto: ho impiegato 1h08’ a completarla nel mezzo Ironman, quindi in proiezione in un Ironman vuol dire stare in acqua più di due ore. Non è fattibile, devo trovare il modo di migliorarmi, altrimenti è impensabile.

Andrea: Sinceramente al traguardo pensavo che questo sarebbe stato il primo e unico mezzo Ironman, perché soffro le gare così lunghe, psicologicamente. Al limite potrei decidere tra qualche mese di cimentarmi di nuovo nella distanza media, ma disputare un Ironman completo la vedo davvero dura.

Cosa hai in programma nei prossimi mesi?

Totò: A settembre disputerò il mio secondo Ironman 70.3, a Cervia. Per quanto riguarda invece la bicicletta ho in mente di disputare la Maratona delle Dolomiti, mentre per quel che concerne la corsa a novembre correrò la mia cinquantesima maratona, in quel di New York.

Andrea: Non ho nulla in programma di nell’immediato. Per il prossima anno, in occasione del decennale di Verde Pisello Group, stiamo pensando di partecipare alla trasferta alla maratona di New York. Vedremo.

Giuseppe Di Girolamo


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